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Pratovecchio è il paese che ha costruito il maggior numero di monumenti ai caduti: tre nell'arco di mezzo secolo circa. Il primo, cioè il fantaccino che innalza al cielo la vittoria alata mentre calpesta un elmetto nemico, risale agli anni venti. Collocato inizialmente nel Parco della Rimembranza, venne poi sistemato di fronte alle scuole elementari, perché i "figli della lupa" e i "balilla" imparassero presto le virtù militari della razza.Nel monumento essi potevano vedere la fierezza del soldato italiano della grande guerra fondersi con la bellicosità sprezzante degli "arditi" d'Italia e delle "camicie nere della rivoluzione".

 

 
Dopo che la Wermacht ebbe distrutto il monumento degli anni venti, nel secondo dopoguerra Pratovecchio affidò il ricordo dei caduti a un semplice obelisco in pietra serena, sormontato da una stella metallica. Così la fase di ripensamento e di radicali revisioni venne come fissata in un'opera neutra o indecifrabile.

 

L'evoluzione straordinaria della coscienza civile di un popolo è documentata dal terzo monumento ai caduti di Pratovecchio, concepito e realizzato agli inizi degli anni ottanta. Lo scultore Antonio Berti proprio vivendo per qualche giorno con la gente del posto ebbe l'idea dell'arcangelo San Michele. Nelle sembianze di un mite fanciullo, egli solleva una spada fiammeggiante, divenuta nelle sue mani simbolo  della lotta religiosa contro il male, che è tanto l'ingiustizia quanto la violenza. La figura dunque esprime un'assoluta condanna della guerra

 
 
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