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 PAN DI RAMERINO
 

Quelli della mia generazione sono stati gli ultimi ma per generazioni e generazioni fuori della porta della scuola i ragazzi erano abituati a vedere un ornino con una capretta pieghevole e sopra un vassoio di legno pieno di ramerini all’olio. Ogni epoca ha avuto i suoi campioni. Ai tempi miei il migliore di tutti si chiamava « Asinino ». Lungo, secco, allampanato naturalmente unto e bisunto per ragioni di ufficio, per anni e anni col sole, con la pioggia, col caldo, col freddo ha distribuito a migliaia di ragazzi, che uscivano affamati dalla scuola, la classica merenda toscana e aretina: il ramerino.

E’ una preparazione antica ma non antichissima per la presenza dello zucchero che arrivò a noi nel tardo Medioevo prima nelle farmacie e poi nelle mense. Il rosmarino invece fa presumere che in qualche maniera diversa fosse preparato anche in epoca molto più antica. Questa pianta aromatica infatti ebbe sempre un ruolo molto importante nelle feste familiari dei Romani che usavano ornare con ramoscelli di questa pianta la fronte dei Lan. Quindi pianta sacra e per di più con virtù digestive. La sua presenza in una merenda potrebbe dunque avere lo scopo di rendere non troppo pesante il cibo ingerito tra un pasto e l’altro e un significato sacro.

Orazio infatti dice: « se vuoi guadagnare la stima degli dei offrigli corone di rosmarino e di mirto » e un leggenda cristiana attribuisce l’azzurro dei fiori del rosmarino a la vergine Maria che, durante la fuga in Egitto, in una sosta, posò il suo velo sopra un cespuglio di questa pianta.

un chilo di farina

un etto di olio d’oliva

un etto e mezzo di zucchero

un etto di lievito di birra

3 etti di uva passera

10 grammi di rosmarino tritato con le mani

una presina di sale

Fate rinvenire l’uva passera nell’acqua tiepida per una diecina di minuti. Toglietela dall’acqua e asciugatela con un panno. Mescolate bene farina e zucchero. Fatene un mucchietto in mezzo alla spianatoia con un bel buco in mezzo. Aggiungete l’olio, il lievito di birra sfatto in un pò di acqua tiepida e im­pastate come per il pane. Lavorate molto bene l’impasto incorporando all’ultimo l’uva passera e il rosmarino. Lavorate ancora un pò e poi lasciate lievitare l’impasto per un ora coperto con un panno e con sopra qualcosa di lana in un luogo caldo. Fate quindi dei panini di i etto l’uno. Schiacciateli leggermente sopra con le mani e fateci due tagli a croce. Ungete una teglia con una penna, metteteci i panini e infornate in forno caldo a circa 200° per una diecina di minuti.

(Ricetta di Alamiro Brachetti proprietario del forno sotto la Pieve)

 
 

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