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Se
il crostino di cavolo nero è il trionfo della gola
sulla povertà nell’inverno grigio, la panzanella
è la fedele ripetizione di questo trionfo nell’estate
afosa. Non è un piatto antichissimo perché
c’è il pomodoro e senza questa succosa verdura la
panzanella non avrebbe ragione di essere ma dai primi dell’ottocento
in poi questo piatto è stato la gioia di milioni
di aretini.
La presenza dell’aceto, il miracoloso medicinale e il portentoso
elemento dell’alchimia del medioevo, e del basilico, l’erba
reale, dal greco « basilikon », sacra agli indiani
e ai romani e usata nel medioevo per cacciare le ossessioni,
danno tuttavia al piatto un’impronta tra il magico e il
terapeutico di origine molto antica. Impronta del resto
confermata dall’antico rito sacro che la ricetta impone,
ancora oggi, di rompere le foglie con le mani e non toccarle
con alcun oggetto di ferro.
Pane casalingo non salato,cipolla, cetrioli, pomodori maturi
aceto, basilico, sale, pepe, olio
Prendete del pane casalingo non salato, tagliatelo a fette
e mettetelo a bagno nell’acqua fresca dove avrete versato
un ombra di aceto. Quando è bene inzuppato strizzatelo
molto forte con le mani. Attenti che non ci resti neanche
una goccia di acqua. Mettetelo in una insalatiera, affettateci
sopra abbondante cipolla, cetriolo, pomodori maturi, foglie
di basilico rotte naturalmente con le mani, sale, pepe e
olio abbondante. Mescolate e lasciate al fresco per almeno
un’ora.
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